Mentre attraversavo l’Italia da solo in bicicletta nell’inverno del 1981, ho incontrato un anziano meccanico di biciclette nella periferia di Napoli. Gli raccontai, nel mio bizzarro italiano/lingua dei gesti, le difficoltà e gli ostacoli che avevo dovuto affrontare mentre cercavo qualcuno che mi potesse aiutare. Avevo bucato la gomma, e l’avevo riparata con della colla apposita e un pezzo di vecchia camera d’aria, come al solito.

Ma le sollecitazioni dei sassi sotto i miei pesanti pacchi avevano riaperto il buco, quindi avevo dovuto spacchettare tutto di nuovo e ripararlo, temendo per la mia sicurezza nel traffico pesante. Quando accadde tutto per la terza volta, capii che la colla che mi avevano venduto era difettosa, e che mi toccava rischiare la vita attraversando  il traffico di Napoli su una bici stracarica e con una gomma sgonfia fino a che non avessi trovato una soluzione.

Ero abbastanza agitato quando gli raccontavo tutto ciò, e la sua risposta mi diede un’importante insegnamento su quello che è il carattere mediterraneo. Con i palmi delle mani rivolti verso il basso e tenuti davanti a lui all’altezza della vita, abbassò lentamente le mani come se stesse spingendo due invisibili palloni sotto la superficie dell’acqua, e disse “Bello – bello” ovvero “piano – piano”.

Rimasi colpito dal fatto che il sinonimo di “piano” fosse “bello”. Venendo dalla terra del fast food e del “quick buck” , questo concetto era un po’ lontano da me.

Tutto ciò succedeva quasi 40 anni fa, nel frattempo ho imparato ad apprezzare meglio “la dolce vita”. La vita richiede tempo. Assaporala.

E costruire la Luna, tra edifici, riforestazione, anfiteatro e labirinto, ha richiesto tempo, più di 20 anni.
Recentemente abbiamo iniziato una nuova fase di costruzione: abbiamo sventrato lo spazio attrezzeria/magazzino per farlo diventare in maniera flessibile ufficio/bar/appartamento (il nuovo spazio attrezzeria sarà in un container Sud Coreano);
per creare una nuova veranda dove si possa guardare il tramonto e spettacoli di cabaret, abbiamo scavato di fianco al ristorante una buca delle dimensioni di una piscina olimpica. Non ci sono in programma eventi di nuoto olimpico che richiedano una piscina trapezoidale, ma stiamo pensando di inventarne qualcuno, visto che la buca si sta gradualmente riempiendo con tutti gli acquazzoni fuori stagione che hanno allungato i lavori di oltre un mese (a parte le solite gincane burocratiche/logistiche/di programmazione).
Pensavo (o, meglio, speravo) che il lavoro fosse finito per il nostro laboratorio di Clown Interculturale alla fine di Aprile. Ora spero che sia pronto per il matrimonio di Natasha e Alessandro alla fine di Giugno. Poi spererò che sia pronto per il nostro festival estivo alla fine di Luglio.
I lavori vanno avanti, “bello-bello”.

Ma c’è un altro progetto di costruzione, senza cemento, che sta fiorendo di buon passo. L’orto senegalese di Lamine si è espanso, e trasformato in un giardino-labirinto medicinale meditativo, dove io ho iniziato a fare i miei mattutini rituali  di Chi Gong, circondato da bellezza e crescita.
E Alessandro sta finendo un canile decostruzionista degno di Frank Gehry.

E ancora un altro progetto di costruzione. Come ho già raccontato, a Maggio ci sono venuti a trovare molti dei nostri amici tedeschi diversamente-abili. Si sono molto interessati ai lavori di costruzione, e ancora di più ai costruttori stessi.

Alcuni di loro hanno portato delle sedie dove gli operai stavano alzando nuovi muri, applaudendo e festeggiando mentre i muratori facevano il loro lavoro.

Uno degli operai mi ha detto “Non capisco una parola di tedesco, ma queste persone sono davvero speciali. Mi fanno sentire importante.”

E questa è la costruzione più importante di tutte: la costruzione di relazioni.
“La dolce vita”, davvero.