Uno dei miei pezzi preferiti di Shakespeare, “Racconto d’Inverno”, apre subito con la crisi che determinerà il corso di tanti anni di sofferenza. Senza alcun motivo comprensibile, Leontes, re della Sicilia, decide che sua moglie Hermione lo tradisce con il suo migliore amico, Polixenes. Questa pazzia distrugge di colpo il suo mondo. Lui stesso ordina che la loro figlia, Perdita, venga portata in campagna ed uccisa, causando così il colpo al cuore che ammazza anche la sua amata moglie. L’amico Polixenes lo abbandona, disgustato dalla sua pazzia, e Leontes vive i successivi 15 anni sequestrato in casa, un’ anima rotta.

Noi teatranti abbiamo tante storie da raccontare, ma abbiamo perso il nostro pubblico. Siamo in casa, posseduti dalle nostre ossessioni.

Cos’è il Teatro, senza un teatro?” si chiedono adesso tanti teatranti, e in questa domanda risuona quella, più famosa, che pone Amleto.

Con una sottocorrente di ansia e depressione, con raffiche di rabbia ma anche con gioia ed invenzione, stanno nascendo lo stesso tante risposte teatrali  a quella domanda: l’Improvvisazione, con la “I” maiuscola, diventa una questione esistenziale. Sono forse ancora un po’ nascoste, queste risposte, come i girini nell’ultimo nostro “video da vedere”. Sono  ancora piccoli, ancora disorganizzati ma, visti dall’alto, hanno già la loro vitalità.

Proprio oggi abbiamo finito di scrivere un pezzo su Helen Keller. Doveva essere uno spettacolo interattivo, con massaggi, cibo, e tanti stimoli tattili. Il Covid ci ha fatto cambiare direzione: esploreremo un campo di radio/teatro. Facciamo del nostro meglio, con il materiale che troviamo: improvvisazione.

Come tanti altri teatranti, stiamo sperimentando i mezzi digitali per comunicare. Il Grande Fratello dietro Zoom saprà già tutto quello che c’è da sapere su di noi.

Ma il Grande Fratello non capirà mai La Luna nel Pozzo, perché l’ ”essere” del nostro “Essere o non essere” non passerà mai per i cosiddetti “social-media”. Il nostro “social” non è fatto di “distancing”, ma di avvicinamento.

La risposta della Luna alla crisi di oggi è del tutto plasmata dal luogo naturale che abitiamo:

Alessandro ha creato un magnifico regno di galline/asini/uva— accanto all’orto fatto di erbe per il benessere fisico e di fiori per il benessere estetico che ha generato Natascia in questi mesi, con l’aiuto di Pia e Michael. Angel sta sperimentando la cucina genuina, in parte con gli ingredienti nostri.
Tutta questa ricerca è appena nata, pronta ad accogliere le visite di adulti, bambini, anche in piccoli gruppi, alla dovuta distanza.

Come per quelli di maggio, saremo costretti a cancellare anche gli eventi pubblici programmati per giugno.
Ma allo stesso tempo, stiamo organizzando piccoli gruppi di amici diversamente abili, per visitare il parco sensoriale nel boschetto che abbiamo piantato già una dozzina di anni fa (una preparazione inconscia).
Appena ci sarà permesso, vogliamo aprire al pubblico queste gite sensoriali nel bosco, in particolare ai bambini, che soffrono forse più degli adulti l’isolamento sedentario.

A proposito di isolamento, che fine ha fatto il Re solitario, abbandonato alla sua pazzia?

Non ve lo dico, dovrete cercarlo voi. (In internet?  rivelo solo che, essendo un “romance,” la storia porta molte sorprese  e tutto finisce bene, ancora meglio per lui,  il perdono è fondamentale nelle commedie di Shakespeare.)

Qui alla Luna siamo convinti che troveremo il modo di “finire bene”, al di là di quello che meritiamo.

Anche il nostro Festival estivo troverà il suo respiro, in questo mondo nuovo.
Come nei “romance” di Shakespeare, qualcosa deve morire, per lasciare nascere altro. Il “Racconto d’Inverno”, secondo natura, genera un “Racconto di Primavera.”