Natascia Fogu collabora con noi da diversi anni. Attrice e pedagoga di training, ortoculturista di passione, oste generosa di natura, insieme ad Alessandro Lucci cura la flora e la fauna alla Luna.

L’altro giorno le ho chiesto di raccontarmi la primavera alla Luna. Lei prende una manciata di terra dal giardino dove siamo seduti.

“Primavera è quando tutto questo fermento invisibile, sotto la terra, comincia a spuntare, a farsi visibile. Tutti quei bulbi, i semi, accuditi della terra, rispondono al cambiamento in questa meravigliosa luce mediterranea…

 

“Ma non solo i semi, che dormono dall’autunno, perché quest’anno abbiamo anche un grandissimo vivaio di materia madre: gli innesti, le piccole piante che abbiamo trovato in questo anno di viaggi, nei giardini degli amici, o sul ciglio della strada, insomma dove capitava: stiamo ospitando materia madre da tanti luoghi diversi.

Ospitiamo piante con la stessa cura con cui ospitiamo gli artisti, con cui invitiamo e accogliamo il pubblico.

Da un po’ non limitiamo più il teatro a quel che succede in sala o nell’anfiteatro; e nemmeno le piante rimangono circoscritte in quest’orto, ma si stanno espandendo in tutto il nostro terreno (in realtà, se ci pensi, è loro la terra, siamo noi umani gli ospiti).

Ma anche l’orto stesso, si trasforma.

“Non sappiamo ancora come nominare l’orto. Certo, è nato come orto di erbe medicinali, ma da poco ho detto “mettiamo anche i fiori”, perché la bellezza dei fiori fa bene allo spirito, esattamente come le erbe curano il corpo.

Abbiamo messo delle panchine e un tavolo perché sia un posto dove gli umani possono immergersi in una comunità vegetale.”

Un nuovo teatro?

“Perché no? Un domani potremmo fare le recite per le piante… o con le piante. Teatro inclusivo davvero. [ride] Sul serio, hanno fatto degli studi! C’è tutta una documentazione sulle piante che illustra tutta la loro intelligenza, le loro emozioni, come comunicano, come cercano la comunità, i modi in cui si prendono cura l’una dell’altra… E’ un gran teatro, davvero! invisibile a noi, ma sempre presente qui alla Luna, e sempre più tangibile”

Invisibile come?

“Sono stati fatti degli studi in cui hanno dato delle foto alle persone: foto piene di piante, di vegetazione, con magari un gatto, nell’angolo, o una bicicletta, una palla. E quando chiedevano di descrivere cosa ci vedevano in quelle foto, la gente rispondeva ‘Un gatto, una bicicletta…’ non diceva mai ‘un sacco di piante’! Non è incredibile? Le piante sono come invisibili per noi umani.

Ma possiamo renderle visibili. Non con l’intelletto, ma con l’affettività, come si fa in teatro.”

Interessante. Peter Brook disse: ‘Il teatro è quello che rende visibile l’invisibile.’

“Esatto. E in primavera alla Luna, quando la natura rende visibile tutto quel fermento invisibile, quando quella misteriosa comunità vegetale comincia a sussurrare, a canticchiare, e alla fine a cantare a piena voce, qui noi possiamo aiutare il pubblico, e anche noi stessi, a vedere sempre di più quella nascita, anzi quella riGenerazione di madri, di semi, di innesti stranieri o indigeni che siano. Quel coro invisibile ma palpabile….

 

Sentendo un verso inconfondibile, pongo un’altra domanda: ‘E gli asini? Che parte c’è per loro, in questo Gran Teatro Vegetale?’

Natascia ride. “Ehi, devi chiedere ad Ale…”