Non so se sia vero, ma una volta ho sentito dire che un proverbio cinese dice “Che tu possa vivere in tempi interessanti”. Penso che questi contino come “tempi interessanti”.

Qualche giorno fa è stato approvato il decreto italiano anti-Coronavirus: nessun incontro pubblico. Dobbiamo stare tutti a casa, fatta eccezione per ragioni urgenti di lavoro, salute o sostentamento. Qui alla Luna abbiamo deciso di buttarci a capofitto nella programmazione del nostro festival estivo. E questa è già una scelta politica: programmare un festival estivo quando la prima cosa proibita è il teatro. Abbiamo battezzato la prossima edizione “RiGenerazione”.

Gli ultimi eventi ci hanno fatto il dono del tempo. E pare che, insieme con il decreto, sia arrivata anche la primavera.
Natascia si è lanciata, letteralmente, nel giardino, accompagnata da pia, Ester e Angel.
Alessandro sta finendo il nuovo recinto per le galline, aiutato da Michael. (alcune settimane fa abbiamo avuto la visita di una volpe, e abbiamo perso 8 o 9 galline – l’ultima era in condizioni critiche, ma ora ha recuperato. La chiameremo Soul Chicken).

Io mi sto dedicando principalmente alla scrittura, qualcosa che ho sempre desiderato ma per cui non trovavo mai il tempo. Certo, dobbiamo a Shakespeare i sonetti alla peste, ma io sto facendo un passo indietro rispetto a lui – ora, in tempi di peste, scrivo di teatro.

Il dono del tempo: tempo, per studiare la fioritura che galleggia delicatamente sugli alberi, tempo per imparare a leggere i pensieri dei cani, come facevamo da bambini, tempo per riflettere su cosa e chi amiamo – un amore reso più intenso dalla percezione che un giorno tutto finirà.

Mi ricordo una meditazione Buddista: “Dato che la mia morte è certa, ma il momento del suo arrivo è insondabile, cosa dovrei fare?”. Suppongo che qualsiasi poesia degna di questo nome sia nata in questo pensiero: com’è insopportabilmente bella la vita, quando riconosci che è un prestito temporaneo, non un acquisto permanente.

Mi ricordo una delle mie paure quando nostra figlia era solo una bambina. La città in cui vivevamo era, per la maggior parte, senza marciapiedi, quindi uscire con lei in passeggino significava far sporgere la bambina sull’incrocio prima che io potessi avanzare abbastanza da vedere il traffico.

C’era ben poco traffico, ed ero sicuro di poterlo sentire in tempo per reagire, ma… ogni tanto mi giravo e all’angolo indietreggiavo, tirando il passeggino, così da poter vedere cosa stava arrivando prima di mettere lei a rischio. La mia mente mi diceva che ero esagerato, ma il mio cuore diceva di farlo lo stesso. L’immagine di un possibile disastro era fin troppo nitida.

In Italia oggi il disastro sta nei numeri: il numero di malati, il numero di morti, i dati demografici. Abbiamo passato i 1000 decessi, il che sembra un segno per chiunque abbia 10 dita su cui contare. [Sfortunatamente, da quando abbiamo scritto questo articolo il numero di morti è aumentato.]

E la primavera è già qui. Perdiamo contratti, e guadagniamo contatti: gli uccelli cantano, accoppiandosi per creare nidi. I rospi hanno ricominciato a gracidare e il giardino è pieno di vita. Germogli verdi emergono da ciò che l’anno scorso ha fecondato la terra morendo. In tutta Italia, genitori passano interi pomeriggi con i loro figli, dipingendo, parlando, facendo quelle cose che la gente faceva quando non inseguiva la crescita del PIL. In Cina il tasso di diffusione sta rallentando: anche questo, passerà.

Chissà quali poeti troveranno la loro voce in questi tempi interessanti?