Mio nonno morì quando io avevo 6 anni, due settimane dopo il mio papagallino. L’avevo chiamato “Abraham”, per Abraham Lincoln, sapendo che mio padre lo ammirava moltissimo. Mio nonno invece si chiamava Richard Mason McNeer, anche se tutti noi lo chiamavamo “Papa Mac”.

Quando mio padre mi disse che Papa Mac era morto, gli chiesi perché. Lui disse “polmonite, come Abraham”. E così nella mia testa il padre di mio padre, il mio pappagallino e il Presidente che aveva liberato gli schiavi, furono per sempre associati. Li avevo amati tutti e 3, e tutti se n’erano andati.

 

Era stato “indisposto”, come si diceva nella famiglia di mio padre, da quando lo conoscevo. Gli ultimi anni della sua vita, i primi della mia, era sempre a letto quando lo andavo a trovare, e la loro casa era sempre calda, riscaldata dalla stufa a carbone in cantina, che mia nonna, Momac, teneva accesa giorno e notte.

 

Non ho mai chiesto quale fosse la sua malattia, e non ricordo che fosse mai stata oggetto di discussione. L’ho accettata come la sua normale condizione, che era quello che aveva fatto da tempo anche lui, credo. Ma ricordo che quando pioveva, Momac lo aiutava a scendere dal letto e a mettersi vicino alla finestra per guardare la pioggia cadere sull’orto, cosa che adorava fare.

 

Aveva studiato con profitto per una laurea in legge, da giovane, ma non l’aveva mai messa in pratica, perché sua madre si ammalò poco dopo la sua laurea, e lui tornò in Virginia dal Kentucky per prendersi cura di lei. La sua laurea in legge del Kentucky non era valida in Virginia, così con due soci fondò un emporio.

 

Ho una foto di lui nel suo negozio, una sola grande stanza stipata, dal pavimento al soffitto, con qualsiasi cosa di cui un cliente potrebbe aver bisogno per mantenere un’esistenza dignitosa, dal chiodo, alla polenta al sciroppo per la tosse.
Nella foto tutto è perfettamente a fuoco: si legge addirittura le etichette delle lattine di fagioli. Lui è in piedi dietro al bancone e ha lo sguardo, dalla mia prospettiva presente, di un giovane uomo. Assomiglia moltissimo a me, da giovane. Ancora meglio, assomiglia a me da ragazzo, mentre interpreto il ruolo di direttore di un negozio in una recita scolastica, per esempio “Our Town”, di Thornton Wilder.

 

La Grande Depressione colpì poco dopo, i suoi soci scapparano dalla Virginia, mentre lui restò con sua madre malata, e passò la maggior parte della sua vita da adulto ripagando i debiti suoi e dei suoi soci. Mio padre era solito dire “c’è più orgoglio che soldi nella famiglia McNeer”.

 

Ora, mentre attraversiamo la crisi del Covid qui in Puglia, curando il giardino, facendo lavori di riparazione in casa: viaggi separati dal ferramenta, al supermercato, alla farmacia— dal momento che gli empori non si trovano più. E ora… il padre di mio padre viene a farmi visita. Non spesso, ma intensamente.

 

Qualche giorno fa ha iniziato a piovere, non una pioggia forte, ma persistente, esattamente quella che le piante aspettavano dopo un inverno mite e asciutto e una primavera secca. Mi sono trovato davanti alla finestra, per non saprei quanto tempo, a godere della vista della pioggia che cadeva sul nostro orto. Quello è stato il momento in cui ho sentito mio nonno con me, non come un’altra persona, ma come me stesso.

 

Ho ripensato a tutte le volte della mia vita in cui ho fermato quello che stavo facendo, per aiutare qualcuno che soffriva, che aveva bisogno del mio tempo, e a tutte le volte in cui non l’ho fatto. Improvvisamente ho pensato a tutte le domande che non avevo fatto, da bambino: perché mio nonno era sempre a letto, come faceva [esattamente] mia nonna da sola a tenere sempre accesa la stufa nella cantina sotto casa. Ogni tanto erano sommersi dalla neve, molto lontani dalla persona più vicina, e senza telefono. Aveva paura? Pregava? Non lo so. I miei genitori sono morti. Non saprei a chi chiedere.

 

Ma quello che posso fare, ora, è stare alla finestra, come mio nonno. Mentre la crisi Covid cade sui giusti e gli ingiusti di questo mondo, io posso guardare la pioggia. E posso sentirmi grato, comprendo adesso, come mio nonno era grato guardando l’orto sotto la pioggia.