“Fa piu’ rumore un albero che cade di un bosco che cresce” Lao Tzu

Eppure, seduti al tramonto sul muro a secco che dà direttamente sulla corte della Luna dove dieci anni fa abbiamo piantato mille alberi alti pochi centimentri che ora svettano a piu’ di quattro metri di altezza, il suono del “bosco che cresce” si sente. Eccome se si sente.

Assomiglia ad un coro che si scalda la voce prima del concerto: fanno all’unisono un sol, ognuno con la sua voce ben distinta. E’ questa una nota che va ascoltata piu’ con la pelle che con le orecchie.
Chi l’ha vissuta e la conosce, l’apprezza come l’acqua; chi la vive non ne puo’ fare piu’ a meno. Per chi non ha queste fortune ci siamo noi, noi artisti. Tocca a noi partire per poterla raccontare.

Ma non e’ facile mettere in arte questa nota vibrante se non si e’ direttori di orchestre da mille elementi. Ai teatranti come me viene in soccorso il racconto.
Raccontare mi  e’ sempre stato facile, ho sempre avuto accesso diretto a quest’arte, fino a quando ho incontrato la frase di Calvino: “Il racconto lo fa l’orecchio e non la bocca”. Da quel giorno le cose si sono meravigliosamente complicate.

Ho cominciato a capire che quando evocavo l’immagine di un bosco tra il pubblico, alcuni avevano negli occhi le due piante di geraneo sul davanzale di casa. Mi struggevo, sentivo il mio ruolo di attore inutile: avevo capito che non potevo piu’ essere io il conduttore dei sogni degli altri.

Per salvare la mia credibilita’ di attore, ho cercato un’arte del raccontare che potesse essere piu’ evocativa possibile. Ma qualsiasi percorso intraprendessi, l’orecchio dello spettatore era sempre piu’ forte della mia bocca ed il bosco tornava ad essere le due piante di geranei!

La depressione attoriale era dietro l’angolo, e mi ha raggiunto per otto lunghi anni.
I video su internet, le immagini di qualsiasi luogo nel mondo, le insegne pubblicitarie, perfino i pupazzi sulla tv dei bambini: tutto era piu’ forte e attraente del mio raccontare.

Nel mondo dell’iper immagine e della saturazione dei colori anche le foto della comunione di mia cugina, fatte nel giardino del ristornate, facevano apparire la siepe di lauro ceraso una porzione del borneo.
Come far competere le semplici parole, anche le piu’ evocative, con la telecamera del samsung s6? Battaglia persa.

Ho dovuto incontrare questo bosco che cresce alla Luna per scoprire la nota, il sol del suo crescere.
Sono dovuto restare per giorni in ascolto dei geranei di mia madre per sentire che anche loro, nel tramonto di una qualsiasi citta’, si mettono a cantare il loro sol all’unisono con il bosco piu’ vicino, che puo’ essere anche il balcone della vicina.

E allora le parole dei miei racconti hanno smesso di voler essere evocative del mio bosco, ma sono tornate ad essere il sassolino nello stagno del vostro orecchio. Plofsol

Domenica prossima, il 7 aprile 2019, inaugurerò un nuovo percorso sensoriale nel bosco con sculture da annusare, pietre da ascoltare, giochi da toccare.

Poi una scampagnata, mangiando sul prato.

Infine, il teatro. Uno spettacolo nuovo con Natascia e Alessandro! “Saro’ io i tuoi occhi” liberamente tratto dal racconto di Oscar Wilde “Il principe felice”.
In questo nuovo spettacolo il pubblico ad occhi bendati vivrà la storia della rondinella e della statua del Principe felice. Percepirà il vento dell’estate. Coglierà il profumo dello sfiorire. Ascolterà la città frenetica che si spegne sotto la neve. Con nuovi sensi conoscerà l’amore che muove le creature di questa storia.

Alessandro Lucci