“Teatri di Terra” è una rassegna di teatro per le famiglie.
Da oltre 10 anni un pubblico molto eterogeneo di famiglie, turisti, appassionati, giovani ed anziani, contadini ed intellettuali si ritrova alla Luna nel Pozzo per vivere un’esperienza unica: teatro, musica, cibo.
La scenografia che fa da sfondo a Teatri di Terra è uno scenario naturale di rara bellezza resa ancora più suggestiva dai giochi di luce sapientemente creati ad hoc.
Tutto inizia con l’aperitivo musicale, la musica suonata dal vivo, i bambini che giocano e si rincorrono nel grande prato all’entrata mentre gli adulti si rilassano e si godono la frescura degli alberi illuminati dalla luna. Insieme ci si sposta poi verso il grande anfiteatro in pietra dove gli spettatori dai più piccoli ai più grandi vedono spettacoli di alta qualità provenienti dall’Italia e dall’estero.
Infine si ritorna sotto gli alberi accoglienti e freschi dove è bello fermarsi a chiaccherare insieme agli attori.
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LABORATORIO DI TEATRO PER BAMBINI
condotto da Giulio Ferretto
dai 6 ai 12 anni
Attraverso il gioco teatrale, i canti e i racconti il bambino potrà scoprire ed esprimere gioiosamente la propria fantasia e inventiva, porsi in ascolto della natura, ridere, giocare e crescere insieme.
Ci lasceremo ispirare dalle immagini delle storie per entrare insieme in un mondo incantato.
La natura farà il resto!
di e con Roberto Anglisani
5 piccoli piccioni crescono alla periferia di una grande città. L’adolescenza è piena di giochi, d’imprese, ma anche di scontri per il comando del gruppo. A volte gli scontri sono violenti, a volte le imprese sconsiderate con conseguenze dolorose, ma in tutto lo spettacolo si respira il desiderio d’avventura e soprattutto la ricerca del sogno e del proprio destino. Lo spettacolo si ispira al “Gabbiano Jonathan Livingston”, ma i protagonisti non sono bianchi gabbiani che volano sulle onde del mare, bensì goffi piccioni che volano in mezzo al traffico e allo smog, ma come Jonathan anche Giovanni ha un sogno vuole volare e per farlo deve superare dure prove.
di e con Maria Ellero danzatrice/attrice & Gianni Franceschini pittore/attore
Uno spazio bianco, un grande foglio.
Sopra il foglio un corpo
Arriva un pittore che prepara i colori e pensa a come farà per farlo vivere.
Il colore si muove per dare forma.
Il corpo si muove per prendere posizione.
Azione poetica sul segno.
Dal niente al tutto se ci si muove per dare un significato al segno.
Perché il segno vive nel movimento del colore e del corpo danzante.
I piccoli segni che si muovono sono i segni che i bambini lasciano ogni volta che scoprono il mondo, ogni volta che si sentono amati e accompagnati nella scoperta, ogni volta che trovano il coraggio di fare un movimento nuovo.
E così il piccolo corpo danzante verrà accompagnato e aiutato dai colori del pittore nella scoperta dello spazio in cui si trova, metafora dell’esperienza della vita stessa.
I movimenti partiranno dalla curiosità, dal bisogno di toccare, annusare, dalla voglia di giocare, fare, guardare, ascoltare, capire, emozionarsi ed essere grandi, sempre più grandi.
E alla fine lo spazio bianco sarà un quadro che potrà rimanere nel luogo dove è stato creato… come piccolo segno di vita vissuta.
di e con Giuseppe Ciciriello, Enrico Messina
Robin Hood di Sherwood, il fuorilegge per antonomasia, è forse l’unico personaggio della cultura europea che sia riuscito ad attraversare con perfetta naturalezza, e non senza qualche trasformismo, tutti i mass media che si sono succeduti dal Basso Medioevo fino ad oggi: dalla tradizione orale dei mercati e delle fiere fino al villaggio globale della comunicazione televisiva e cinematografica.
Ladro e brigante, bandito e gentiluomo, il “miglior arciere d’Inghilterra” diventa, nella tradizione delle ballate popolari, la figura di colui che si ribella alle ingiustizie sociali e alle prepotenze dei dominatori. Brigante e paladino insieme, offensore dei ricchi, dei potenti e dei proprietari terrieri titolati, Robin è dunque dalla parte dei contadini e dei pastori: “ruba ai ricchi per dare ai poveri”.
Difensore del popolo angariato dai potenti o più semplicemente coraggioso furfante che ignora i vincoli del diritto, Robin incarna in sé l’aspirazione universale dell’uomo alla libertà. Le sue gesta sono la ricerca, se non l’affermazione, di una dignità umana che riscatti una vita marginale e degradata. Raccontare la storia di Robin Hood offre, dunque, l’occasione di porgere ai bambini un messaggio semplice ma di valore universale. Il suo fascino antico è tutto da riscoprire ed è sempre attuale, come vive ed attuali sono le ragioni antiche e umane che ne stanno alla base.
Con i “modi” di un teatro essenziale e un po’ d’altri tempi, fatto di scene povere costruite con materiali semplici, e luci senza “effetti”, i due attori parlano ai bambini con il linguaggio del racconto per riavvicinarli alla dimensione dell’ascolto; evocano la storia di Robin e, come cantastorie da piccolo borgo, ci si perdono e sembrano non cominciarla mai, la trasformano, la inventano e ci giocano; se la cuciono addosso e ci si ritrovano dentro “bambini” impegnati ad arrampicarsi sugli alberi proprio come Robin Hood e il suo compagno Little John.
C’era una volta un famoso bandito che si sforzò di diventare qualcos’altro… e un bambino che decise di salire sugli alberi per sottrarsi alle ingiuste leggi del mondo dei grandi e guardare il mondo da lassù, stringerlo tra l’indice e il pollice della sua mano, metterselo in tasca e portarselo via.
con Giuseppe Semeraro, Silvia Lodi, Otto Marco Mercante, Dario Cadei, Cristina Mileti
La famiglia di Marta per vivere mette le sorprese negli ovetti di cioccolato ma a complicare la sua vita, come la vita di un intero paese, c’è BanKomat il personaggio negativo, proprietario di tutto, della fabbrica degli ovetti, della casa ma anche della luna e delle stelle e nulla può essere fatto senza pagargli qualcosa. Il linguaggio utilizzato, ora comico, ora poetico, narra le peripezie per la sopravvivenza di questa strampalata famiglia e la forza di trasformare uno strumento di vessazione e oppressione in mezzo di liberazione, grazie a Pino, il fratello di Marta, che quasi per caso farà ritrovare dignità e riscatto a tutti. Trasformare la quotidianità in un miracolo che resiste…
di e con Robert McNeer
La Luna nel Pozzo
Come tanti bambini, avevo un grande eroe, SUPERMAN, ed ero convinto di poter VOLARE anch’io! Nei sogni vedevo la mia vita dall’alto, indiscutibile prova del mio SUPERPOTERE! Ma nella mia vita di ogni giorno, rimanevo stranamente TERRESTRATO! Come il giovane Clark Kent, mi sentivo teso fra cielo e terra. Fortunatamente il teatro mi dava un modo per affrontare questo mio DRAMMA!
Tra le gioie e le ansie di un’infanzia americana anni ’60, nutriti dalle immagini del fumetto di Marvel, respiriamo un’aria che non c’è più, un’aria di can-dovisionario, dove basta credere in un sogno per realizzarlo.
Lo spettacolo è dedicato ai giovani supereroi, cioè quelli che ad 8 anni sapevano ancora volare. È adatto a tutti, dai 12 anni in su.
TEATRI DI TERRA: FUOCO D’INVERNO
presenta
LA PICCOLA STREGA
con Pia Wachter
“Stanotte è la notte di Valpurga, e tutte le streghe si riuniscono per il ballo sul Monte Block. Tranne te…”
La piccola strega ha soltanto centoventisette anni e mezzo. Perciò è troppo piccola per partecipare alla grande Festa della Valpurga, la notte quando tutte le streghe vanno a ballare sul Monte Block. Ma quando decide di andarci lo stesso, si tuffa in un anno pieno di avventure avvincenti e divertenti nel tentativo di diventare una buona strega.
Ma che cosa è “buono” e che cosa è “cattivo”?
Se è buono aiutare quelli che ne hanno bisogno, sarà cattivo dare qualche lezione divertente a quelli che se lo meritano? Insieme al simpatico corvo Abraxas, la piccola strega cerca la sua strada in un mondo troppo grande e pieno di ingiustizia.
“La piccola strega” di Otfried Preussler, ha regalato a migliaia di bambini un mondo pieno di magia, abitato da personaggi indimenticabili e animato da pensieri ed emozioni che ogni bambino conosce. Con questo racconto sono contenta di condividere con i bambini di oggi il piacere che ho avuto da piccola, leggendo questo libro incantato.
STORIE DI ZHORAN
Storie di zingari e violini
di e con Giuseppe Ciciriello, arrangiamenti e fisarmonica Piero Santoro
“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno per protestare.”
B. Brecht
Durante l’olocausto nazista, con il macabro pretesto della pulizia etnica, migliaia di Zingari finirono nei campi di sterminio. Nel culto del super uomo, atroci barbarie vennero commesse sotto lo sguardo attonito del mondo. Ma cos’è un uomo? E che cos’è oggi uno zingaro? Zhoran, con il suo amico Borhat, cerca di rispondere a queste domande con una certa ironia, raccontando storie semplici, sorprendenti: frutto di una cultura orale che si tramanda di generazione in generazione. Intorno: melodie e ritmi balcanici a cui è difficile resistere.

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