Di funghi magici e Re Filosofi

Di funghi magici e Re Filosofi

The greatest thing you’ll ever learn
is just to love
and be loved in return

Nat King Cole “Nature Boy”

E così siamo tornati in Germania anche quest’anno. E’ la seconda volta che ci andiamo per lavorare con i nostri amici di Eins und Alles – la comunità residenziale inclusiva per persone con “special needs”  che si trova nella Foresta Sveva vicino a Stoccarda. Anche stavolta facciamo la regia ad una coproduzione teatrale con i loro attori diversamente abili, insieme con i nostri.

Una vera festa data dalla necessità/dono di queste persone di dare e ricevere amore.
Ogni tanto mi ritrovo a pensare che non voglio più lavorare con attori “normali”.

Già l’anno scorso era stato incredibile: vedere i nostri ragazzi scoprire la libertà, la gioia e la bellezza di questa comunità, chiamata “Laufenmuehle”, con il suo ristorante, il suo giardino biodinamico e gli animali dell’oasi (sì, ci sono anche i lama, insieme a tutti i classici ovini e bovini ed equini) e il laboratorio per la tostatura del caffè, e il museo delle illusioni ottiche e dei giochi sensoriali, ed ettari di foresta pieni di sculture naturali. (Ecco il loro sito)

Ma i nostri ragazzi hanno fatto anche un’altra scoperta, meno spettacolare ma non meno meravigliosa: l’autonomia. Qui le persone con bisogni speciali hanno lavori veri e stipendi veri. Contribuiscono alla vita della comunità, e il loro contributo viene riconosciuto. Per i nostri ragazzi, in visita dal Sud Italia, questa scoperta è stata forse la più miracolosa di tutte: vedere i loro nuovi amici diversamente abili prendere il bus, farlo da soli e pagando il biglietto con i loro stessi soldi. Che meraviglia!

Abbiamo montato uno spettacolo chiamato “Pax Profanum” che potrebbe essere tradotto come “Pace ordinaria (o semplice)”. Le prove sono state come ci aspettavamo: una gioia senza fine. L’anno scorso, il primo, abbiamo cercato di proteggerci adattando uno spettacolo che avevamo già presentato in Italia.

Ma quest’anno è diverso. Gli attori sono cresciuti, e anche noi. Abbiamo deciso di rischiare di più: creare un pezzo ex novo che parli dei bisogni e delle capacità individuali di questi attori.
Le prime scene danno un ritratto di quelli, tra gli attori, il cui vocabolario è il più distante dal dialogo “standard”. Abbiamo un “cacciatore di funghi selvatici” estremamente energico (usa una rete floscia e una voce molto grossa per catturare un fungo molto piccolo e molto stressato); poi abbiamo un “Re-Filosofo” che parla solo quando non te lo aspetti e tace quando invece stai aspettando che parli; un “Sommo Sacerdote della Felicità” il cui sorriso senza denti e le sue sonore risate riempiono le orecchie e il cuore.

Questi personaggi sono stati creati dagli attori diversamente abili . Non nelle loro teste e certamente non con le parole. Ma con la loro attitudine, nel loro ritmo. La nostra intenzione è di aiutare questi esseri umani degni di nota ad esercitare nella loro vita artistica la stessa autonomia che hanno conquistato  nella loro esistenza quotidiana.

E’ un lavoro fatto di amore. Quello che noi sentiamo per loro e quello che loro sentono l’uno per l’altro, e per noi. La gioia di lavorare con queste persone consiste in questo: loro portano il generoso egoismo tipico dei bambini, senza giudizio su di se’ o sugli altri, ma sempre affamati e pronti al gioco.

E il pubblico è pronto per unirsi allo spettacolo. Una lunga standing ovation per i 25 attori sul palco lo ha dimostrato. E anche i commenti degli operatori tra il pubblico, tipo:

“Avevo le lacrime agli occhi dopo 2 minuti. Ho realizzato di nuovo che privilegio è lavorare con queste persone…”

Oppure quelli dai colleghi diversamente abili:

“L’ho visto 3 volte, ed ogni volta ho riso. Ogni volta che ridevo, mi sentivo sempre meglio!”

E una donna del paese, ancora seduta in teatro nonostante si fosse svuotato:

“Non vedevo del teatro come questo da tantissimo tempo. Penso che il mondo sia appena diventato un po’ più bello…”

E come disse il nostro Re Filosofo (quando nessuno gli aveva chiesto niente): “La-la-la, la-la-la, Questo è teatro!

Non avrei saputo dirlo meglio…