Io e Toni a Vienna

Io e Toni a Vienna

L’ho perso.

Eravamo solo a metà strada dalla nostra destinazione, fermi all’aeroporto di Monaco per un lungo scalo e avevo appena svoltato l’angolo per comprargli una coca. Meno di quattro minuti. Toni era sparito.

Come padre, conoscevo la sensazione: Ti senti partire dentro un cronometro con la lancia dei secondi che spolvera il tuo diaframma, conte

Ma Toni non è un bambino, è un giovane uomo di 24 anni con la sindrome di Down, sotto la mia responsabilità.

Ero stato invitato per fare un intervento al convegno internazionale di clown dottori a Vienna, sulla mia esperienza come coach di clown e regista con clown diversamente abili. Per far rappresentare il più autenticamente la voce di questi ultimi, avevo deciso di portare con me Toni, amico e allievo, un brillante clown. Pensavo così di mostrare qualcosa dell’autonomia artistica dei diversamente abili. Ironia della sorte, avevo perso il mio compagno autonomo in uno dei più grandi aeroporti europei prima ancora di arrivare a destinazione. Stavo co

mporaneamente  cerchi di tenere lontano scenari inquietanti dal tuo immaginario. Devi focalizzarti sul presente: se non agisci subito, perderai il tuo bambino. Game over.

llassando per il panico. Sono passati due minuti.

Toni ha un cellulare, ovviamente, che usa per fare interminabili video di ogni cosa che incontra, ma non è munito del chip per telefonare o ricevere, perché, avendolo, l’avrebbe esaurito immediatamente, chiacchierando con i suoi innumerevoli amici. Toni è molto socievole.

Probabilmente sta facendo amicizia in questo momento, niente panico…

Fatico a modulare la mia voce mentre comincio a chiedere alle persone presenti se hanno visto un ragazzo con la sindrome di Down. -Sì. -Dove? -Per di là… Per di là c’è la toilette. Trovo Toni nel bagno degli uomini che sta caricando il suo cellulare alla presa per il rasoio mentre nel frattempo distribuisce carta asc

iugamani a chi ha le mani bagnate. Manca poco che comincia a prendere la mancia, anche se tutti sono un po’ perplessi per via della sua continua conversazione, visto che nessuno qui capisce l’italiano.

Avevo deciso di intitolare il mio intervento alla conferenza  “Bisogni speciali e capacità speciali.” Toni, come molti altri attori diversamente abili che lavorano con noi alla “Luna nel Pozzo” ha la speciale capacit

à di destrutturare la realtà e di ricostruirla in una modalità più giocosa.

“Diversamente abili” è il termine che uso per tutti i clown speciali che ho avuto il piacere di incontrare in questi 20 anni di attività. Il comune termine “special needs,” suona certo più leggero mentre lo si pronuncia, ma trovo che ci confonde e ci porta su una traccia errata.

Io penso che non ci sia niente di “speciale” per quanto riguarda i bisogni dei così detti “special needs.” Hanno solo bisogno di essere visti, capiti, inclusi nella comunità, per sentire che la loro vita ha un senso. Esattamente come tutti noi “normopatici.”

Tenendo a fuoco questi fondamentali bisogni umani, il nostro clown non può che vivere un profondo valore esistenziale.

Gli attori diversamente abili che conosco ci insegnano molto per ciò che riguarda lo stare nel presente, lo stare col semplice. È per questo che spesso li includo nei miei lavori clown con i “normopatici.”

Insegnano molto anche agli adolescenti con i quali lavoro, per ciò che riguarda il non giudicarsi e non giudicare e a godere dell’egoistico piacere infantile del tipo: “Guardami, come sono bravo! Guarda cosa sto facendo!!!” senza la preoccupazione che sia bello, giusto o buono.

Insegnano tanto anche riguardo lo sguardo che accoglie, esercitando ciò che Carl Rogers definiva come accettazione empatica  incondizionata.

E’ per questi motivi che ho portato Toni con me a Vienna. Avrò solo 20 di minuti di tempo per parlare, ma se Toni è con me, posso usare meno parole, perché qualcosa si muove direttamente dal cuore ricordandoci di quando eravamo più semplici e la vita era per questo più divertente.

Toni ha passato l’intero viaggio di due ore da Bari a Monaco, lanciando baci alla donna seduta dall’altra parte del corridoio. Lei non era infastidita, anzi, contenta, perché capiva che era sincero. Toni non è in grado di barare, perché scoppia sempre a ridere se appena ci prova, perché barare è veramente divertente.

Ho portato Toni con me a Vienna perché volevo condividere con altri “normopatici” la gioia che lui porta e che può solo aiutare il nostro fare clown. L’ho portato perché voglio condividere la mia vita con i miei amici diversamente abili, che mi regalano una saggezza speciale:  Che la Via ha lo stesso valore della Meta; gli aeroporti, i bus e le metropolitane sono piene di persone felici di incontrarci, di sorriderci e di rimandare un bacio.

Lasciando Vienna, Toni si è inginocchiato per baciare la mano della poliziotta che presidiava il checkpoint all’aeroporto. Lei ha sorriso, un tantino stupefatta, lasciandoci passare fluidamente…. Questo è il motivo per cui Toni è riuscito a salire in aereo con una bottiglia da due litri di Coca Cola.

Robert McNeer